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70 anni da Auschwitz

MESE DELLA MEMORIA

antisemitismo, nuovi razzismi, fanatismo
quale futuro per l'Europa?

gennaio/febbraio 2015
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Dicono di noi...


Alessandro Leogrande sul Mese della Memoria

A settant'anni dalla liberazione del lager di Auschwitz, i Presìdi del Libro di Puglia hanno organizzato “Il mese della memoria”. È stata una scelta felice, oltre che unica nel panorama nazionale, quella di non ridurre il ricordo della Shoah al solo 27 gennaio, al Giorno della Memoria, ma di moltiplicare invece i momenti di confronto e analisi dalla fine di gennaio alla fine di febbraio. Il “mese” si è concluso il 24 febbraio al Petruzzelli con una lectio magistralis di Paolo Mieli, introdotta da Silvia Godelli, sull'antisemitismo di ieri e di oggi. Così facendo, i Presidi hanno inteso evitare il rischio della monumentalizzazione di una data singola, facendo del rapporto con ciò che è avvenuto (con un genocidio di portata incommensurabile, e con la macchina dello sterminio che l'ha prodotto) un'occasione di riflessione continua.
A settant'anni dal 1945 siamo ormai a un giro di boa decisivo, come notato dallo storico David Bidussa in “Dopo l'ultimo testimone” (Einaudi). Si sta avvicinando l'epoca in cui anche l'ultimo testimone oculare, anche l'ultimo sopravvissuto all'Olocausto, sarà scomparso. E allora il rapporto tra l'uso della memoria e la riflessione storica diverrà decisivo. Non che non lo sia stato da sempre. Non che lo stesso Primo Levi, in “Se questo è un uomo” ad esempio, non si sia posto, fin dall'inizio, il problema di come raccontare ciò che è irraccontabile, come restituire l'orrore, come essere ascoltati da chi sarà interessato a tutt'altro.
Oggi però ci stiamo avvicinando a una soglia fatidica: il momento in cui con gli anni della seconda guerra mondiale, della liberazione, della caduta del nazifascismo, e non solo con la Shoah, avremo un rapporto unicamente mediato. Da una parte il 27 gennaio è forse l'unica ricorrenza civile che accomuna tutti i popoli dell'Unione europea. Dall'altra la sfida di non far affievolire il ricordo di ciò che molti vorrebbero dimenticare è sempre aperta. Ancor di più oggi che l'antisemitismo più crudo non è affatto scomparso dalle società europee, e ritorna in forme nuove, come nel massacro del market kosher a Parigi. Ancor di più oggi che non scompaiono modi di ragionare e pensare a un “complotto mondiale” che sembrano discendere direttamente dalle ossessione paranoiche e antisemite dei “Protocolli dei savi di Sion”.
Anche per questo la strada intrapresa dai Presìdi del libro, e sorretta dalla Regione, oltre che dal fitto reticolato di realtà territoriali che appartengono ai Presìdi, è quella giusta. Invita a suscitare domande e ad allargare il  campo di indagine. A problematizzare, a confrontarsi con la storia specifica di ciò che è accaduto (e rimane unico), ma allo stesso tempo a scorgere l'istituzione ideologica e pratica di simili macchine di sterminio anche in altri luoghi e epoche.
Alessandro Leogrande , giornalista e scrittore
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